5 Domande per un fotografo

Che cosa c’è di buono in questo problema?

Che cosa non è ancora perfetto?

Che cosa sono disposto a fare perché la situazione sia come la voglio?

Che cosa sono disposto a non fare più per renderla come la voglio?

Come posso rendere piacevole il processo per farla diventare come la voglio?

Sembrano domande facili, molto facili, che possiamo porci di fronte a qualsiasi problema, ma che probabilmente non ci siamo mai fatte in modo sistematico e con continuità. Solo leggendo il libro di Anthony Robbins mi sono reso conto che non me le ero mai poste di fronte a un problema che stavo affrontando. 

Scrivo questo articolo dopo aver acquistato il suo libro, un po’ per la curiosità di conoscere la filosofia di Robbins, un po’ perché non ho mai letto nulla scritto da un coach mentale, e/o un motivatore, e ora mi sembrava che fosse arrivato questo momento.

Portando queste 5 domande nel mondo della fotografia le interpreterei così:

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foto di RinoTesio

Che cosa c’è di buono in questo problema?

Tradotta per noi fotografi in: Che cosa ce di buono in questa fotografia? 

Mi sembra un buon inizio per analizzare e commentare in privato un nostro scatto, prima di pubblicarlo. In ogni fotografia che facciamo c’è sempre una parte stupenda, emozionale e tecnicamente corretta, ma anche qualcosa che avremmo voluto (a posteriori) fosse risultata migliore, ma se la riteniamo una “buona” foto il giudizio complessivo che daremo sarà: ottima foto, da ripetere. Quindi archiviata come ***** (5 stelle in LR). Spesso non siamo analitici e corretti con noi stessi, se la foto non è TUTTA perfetta, non la possiamo valutare come tale.

Ps. Secondo Robbins, dovremmo sempre scriverci sul quaderno la domanda e la risposta, in modo da poter controllare in futuro i nostri giudizi.

Che cosa non è ancora perfetto?

 Un’analisi della foto la dobbiamo fare, ma solo con un vero senso critico, non in modo emozionale, siamo troppo coinvolti (è la nostra foto che guardiamo). 

Solo ponendoci ad ogni foto questa domanda possiamo riconoscere gli errori che abbiamo commesso, anche se alla lunga questa ricerca potrebbe portarci a non indagare più di tanto sugli errori, in quanto per chi è all’inizio, o è in una fase di crescita (quindi in una fase riflessiva), i troppi errori porterebbero allo scoramento, o al soprassedere su quelli più piccoli, ma che purtroppo esistono. Da soli è sempre difficile essere onesti e “visualizzare” ciò che non è “perfetto”. Una tecnica è, a distanza di giorni, con la mente più distaccata dal momento che abbiamo scattato la foto, analizzare con più attenzione le imperfezioni per capire dove eventualmente continuiamo a sbagliare.

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Che cosa sono disposto a fare perché la situazione sia come la voglio?

 Ogni giorno ci svegliamo con buoni propositi, ma non sempre abbiamo un piano a lungo termine su come migliorare il nostro scatto o la composizione. Molti, presi dall’entusiasmo, si iscrivono a un corso, ma poi non sempre riescono a concentrarsi su un solo genere fotografico da approfondire, e su come migliorarne lo sviluppo. I motivi possono essere molteplici: i corsi professionali sono molto costosi, i corsi base ripetono le stesse cose. Ora si è messa anche di mezzo la Pandemia che ci impedisce di frequentare “in presenza”, e quando si è alla ricerca di un miglioramento bisogna “confrontarsi” con gli altri e di persona, non su una chat.

Ps: I corsi “on line” possono essere fatti molto bene, ma non avere il contatto diretto con il docente, non aiuta a correggere il nostro scatto. La fotografia è anche sentimento e emozioni.

Quindi possono esserci concetti e tecniche che non abbiamo capito, o non riusciamo a mettere in pratica, e non sempre abbiamo la possibilità di approfondire, oppure ci siamo dimenticati qualche passaggio. In un corso si toccano molti argomenti ed alla fine ci si perde in un mare di nozioni. Quindi è necessario fermarsi e riflettere e fare un piano di lavoro a lungo termine, programmando anche una sosta dai social, in modo da non ricorrere sempre i Likes. 

Bisogna FERMARSI, RIFLETTERE e poi AGIRE con un PROGRAMMA DEFINITO.

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Che cosa sono disposto a non fare più per renderla come la voglio?

 Abbandonare il proprio work flow errato, sarebbe la risposta corretta, ma…… Innanzitutto dobbiamo capire cosa è errato, in quanto se continuiamo a sbagliare è perché siamo convinti di essere nel giusto, e anche involontariamente non riusciamo (da soli) a comprendere il nostro errore. 

Poi, siamo disposti a rinunciare al nostro giudizio e accettare le critiche altrui? Io, per esempio, ho una grossa difficoltà a modificare la mia color, che definisco la mia visione dell’immagine. Purtroppo anche in fotografia ci sono dei canoni da rispettare, o perlomeno dobbiamo considerare che l’immagine che pubblichiamo sia allineata al contesto (o al social) in cui la pubblichiamo. Per tutti noi abbandonare le nostre convinzioni è estremamente difficile, lo possiamo fare solo nel caso qualcuno che reputiamo estremamente competente ci esprima un giudizio, e di conseguenza ci ponga in uno stato più critico, che ci porti più vicino ad un’analisi senza pregiudizi della nostra immagine. 

Quindi, cestinare una foto, è un sacrificio, in quanto per noi rappresenta un momento, una situazione che abbiamo vissuto, ma può rivelarsi un modo per rimettere in gioco la nostra stessa visione della fotografia.

Come posso rendere piacevole il processo per farla diventare come la voglio?

 Tutti i processi di miglioramento richiedono impegno, fatica e tempo. 

Si inizia sempre con entusiasmo, che con il passare dei giorni aumenta, poi accade sempre qualcosa che ci fa perdere il ritmo. Riprendere diventa frustante e qui tendiamo ad allentare l’impegno. Dallo sforzo di cercare di migliorare per il piacere di scattare foto stupende, passiamo al pensiero che in fondo il nostro lavoro non è poi così male, e ci ripromettiamo di ritornare (poi) su quei processi che non abbiamo terminato. La fotografia è di per se un momento di riflessione, un momento che ci concediamo per “fare qualcosa” che ci piace, che ci da modo di scoprire e guardare cosa c’è attorno di noi e fermare quel momento per sempre. Quindi è di per se piacevole!!!

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AMINA KUMMER

Le 5 domande sono prese in “originale” dal libro di Anthony Robbins : Come migliorare il proprio stato mentale, fisico, finanziario edito da Bompiani. Spero di aver interpretato correttamente il suo scritto e il suo pensiero, in ogni caso ognuno di noi, se cerca di migliorare qualcosa deve porsi delle domande, più sono precise, più avrà risposte utili.